Cos’è un fondo pensione e come funziona

Stai cercando informazioni su cosa sono e come funzionano i fondi pensione?

Bene, sei nel posto giusto, considerato che su questo blog stiamo percorrendo passo passo la strada per approfondire le caratteristiche di tutti gli strumenti utili a costruire una pensione integrativa.

Partiamo quindi per questa nuova tappa e vediamo di seguito tutte le caratteristiche di questo strumento previdenziale e se può fare al caso tuo.

1. Cos’è un fondo pensione

I fondi pensione sono strumenti che hanno un obiettivo molto chiaro, ovvero integrare la pensione pubblica che ti verrà pagata dall’INPS nel momento in cui raggiungerai l’età pensionabile.

Io personalmente adoro quando è chiara la funzione di uno strumento finanziario, perchè mi permette di prendere una decisione migliore rispetto all’opportunità o meno di inserirlo all’interno del mio portafoglio di investimenti.

Tornando a noi, se volessimo fare un confronto con altri strumenti presenti sul mercato, i fondi pensione sono una tipologia assimilabile a un fondo comune di investimento o ad un ETF, per via della loro capacità di diversificare ampiamente con un solo acquisto, seppur con delle importanti differenze.

Se infatti è vero che con tutti gli strumenti citati il capitale versato dall’investitore viene reinvestito con l’obiettivo di creare profitto, nel caso dei fondi pensione sono presenti alcuni vincoli all’accesso al capitale che vedremo più avanti.

Altra differenza importante è il sistema di tassazione, ma anche su questo punto torneremo a tempo debito.

Per ora mi preme che tu abbia compreso il meccanismo e abbia già intuito che in realtà i fondi pensione sono solo uno degli strumenti che si possono utilizzare per costruirsi una rendita nel momento in cui si smette di lavorare.

La scelta se aderire o meno non è banale e dipende dalla tua situazione particolare, data dalle esigenze previdenziali che hai, dal tipo di lavoro che svolgi e dai contributi obbligatori che stai già versando.

I fondi pensione rappresentano infatti una scelta facoltativa di aggiungere risorse alla tua futura pensione, da effettuare se sono presenti alcune caratteristiche già descritte nell’articolo sulla previdenza complementare.

Ma vediamo insieme quali tipologie di fondi pensione esistono e quali fanno al caso tuo.

2. Quali sono le tipologie di fondo pensione

Nonostante l’obiettivo di questi strumenti sia chiaro, ne esistono diversi tipi per rispondere ad esigenze differenti. Nello specifico abbiamo:

  • I fondi chiusi o “negoziali”: forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore o aziendale. Prevedono l’aggiunta del contributo del datore di lavoro, vero grande incentivo ad aderire.
  • I fondi aperti: forme pensionistiche complementari istituite da banche, imprese di assicurazioni, società di gestione del risparmio (SGR) e società di intermediazione mobiliare (SIM).
  • I Piani pensionistici individuali (PIP): rappresentano i contratti di assicurazione sulla vita con finalità previdenziale. Le regole che li disciplinano non dipendono solo dalla polizza assicurativa ma anche da un regolamento basato sulle direttive della COVIP. Lo scopo è garantire all’utente gli stessi diritti e prerogative analoghi alle forme pensionistiche complementari.
  • I fondi pensione preesistenti: strumentii che esistevano già prima del decreto del 1993 e che hanno caratteristiche totalmente proprie e particolari che li distinguono dagli altri fondi. 

In generale, ai fondi pensione possono accedere tutti i lavoratori, dipendenti pubblici o privati, oltre ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti, con importanti distinzioni riguardo alla modalità di adesione.

Se eliminiamo i fondi preesistenti a cui non è più possibile aderire, per renderti più comprensibile cosa puoi fare e quali sono queste differenze, ecco uno schema:

  • Fondi chiusi: possono aderire solo lavoratori dipendenti pubblici o privati, in forma collettiva, a seguito di accordi sindacali di categoria. Di solito esiste un fondo chiuso per ogni contratto collettivo nazionale del lavoro. Se sei un lavoratore dipendente puoi quindi controllare con la tua azienda quale sia il fondo collegato al tuo contratto di lavoro e aderirvi. Se la tua azienda ha un accordo già in essere con un fondo pensione, dal momento dell’assunzione hai 6 mesi di tempo per dichiarare se NON vuoi aderire, dato che vige la famosa regola del “silenzio assenso” per cui se non dichiari nulla vieni automaticamente inserito nel fondo pensione. Sappi che se aderisci non puoi più tornare indietro, mentre se non aderisci subito puoi sempre farlo in un secondo momento. 
  • Fondi aperti: possono aderire lavoratori dipendenti o autonomi, privati e anche pubblici ma, questi ultimi, solo in forma individuale; Se la tua azienda non ha un contratto di lavoro che prevede un fondo pensione chiuso puoi proporle di aderire collettivamente ad un fondo pensione aperto, così da ricevere il contributo datoriale.
  • PIP: sono veri e propri contratti assicurativi modellati su misura in base alle esigenze del sottoscrittore e sono ad adesione individuale. Qui il datore di lavoro non è coinvolto per nulla.

Il tema relativo al contributo del datore di lavoro è importante e permette di avere una sorta di rendimento aggiuntivo sul proprio capitale.

In alcuni casi parliamo di un apporto aggiuntivo che può arrivare anche fino al 2% versato ogni mese. E’ un po’ come se fosse un rendimento fisso del 2% sul capitale versato. Non male!

Questo aspetto vale ovviamente solamente per i lavoratori dipendenti di aziende pubbliche o private.

I lavoratori autonomi e i liberi professionisti possono solamente aderire in forma individuale e godere dei vantaggi fiscali.

Bene, ora che abbiamo chiarito la “teoria”, passiamo alla pratica e vediamo nel dettaglio come funziona un fondo pensione.

3. Come funziona un fondo pensione

Aderendo a un fondo pensione decidi di versare con una frequenza ricorrente un capitale che sarà man mano reinvestito dal fondo e che ti verrà restituito una volta maturati i requisiti sottoforma di rendita pensionistica o di capitale.

Il tuo compito è selezionare la linea di investimento tra quelle disponibili che ti propone il fondo e semplicemente versare i tuoi contributi nel tempo.

Qui fai molta attenzione, perchè scegliere la linea di investimento è un passaggio molto delicato, in quanto farà un’enorme differenza nel corso del tempo sul risultato finale che otterrai.

Devi immaginare il tuo fondo pensione come una sorta di piccolo portafoglio, composto da una parte azionaria e una obbligazionaria, dove però non sei tu a prendere le decisioni di investimento.

La gestione del fondo rimane infatti in mano ad un soggetto terzo, che sia una banca, una compagnia di assicurazione o una SGR poco importa, il punto è che diversamente da un portafoglio privato, qui non hai la libertà di scelta sulle decisioni di investimento e gli strumenti utilizzati all’interno del fondo.

Puoi solamente selezionare la composizione che più rispecchia il tuo profilo di rischio e poi semplicemente preoccuparti di continuare ad aderire regolarmente nel tempo.

Questa caratteristica è molto importante è distingue profondamente questo tipo di strumento rispetto all’utilizzo di ETF in un portafoglio personalizzato, dove hai tutte le libertà del caso.

Capisci bene che la selezione del miglior fondo pensione, soprattutto se sei un lavoratore autonomo o un libero professionista e devi andarlo a pescare tra i fondi aperti, passa anche attraverso la composizione che trovi tra quelle a disposizione.

Tra un attimo parliamo anche del tema dei costi, ma questa è una variabile che va considerata prima di scegliere il fondo pensione a cui aderire.

Devi anche sapere che puoi trasferire la tua posizione pensionistica tra un fondo pensione e un altro in qualsiasi momento e senza costi aggiuntivi.

Se quindi ad un certo punto non ritieni più valido il fondo pensione che hai selezionato, puoi sempre cambiarlo spostando il tuo capitale presso un altro fondo.

In ogni caso l’obiettivo di questo approfondimento è aiutarti a fare chiarezza, dunque vediamo un altro aspetto fondamentale nella scelta di aderire a un fondo pensione: i vantaggi fiscali.

4. I vantaggi fiscali di un fondo pensione

Per quanto riguarda il risparmio fiscale è importante ricordare che i versamenti per la pensione integrativa possono essere portati in deduzione per abbattere l’imponibile fiscale IRPEF, cioè vengono sostanzialmente sottratti al reddito prima che venga applicata l’imposta, col risultato che le tasse da pagare saranno inferiori.

Il tetto massimo deducibile è di 5.164,57€ all’anno di contributi versati.

Inoltre hai una tassazione pari al 20% sui rendimenti maturati in fase di accumulo, invece del 26% solitamente applicato sulle rendite finanziarie. 

Ma i vantaggi fiscali non finiscono qui, perché l’aliquota applicata alla pensione integrativa che riceverai una volta che avrai raggiunto l’età pensionabile è del 15% e, dopo i primi 15 anni di contribuzione, per ogni anno aggiuntivo che rimani nel fondo pensione ti viene tolto uno 0,30% da quel 15% iniziale, arrivando a pagare il 9% di tasse se arrivi ad una contribuzione di 15+20 anni.

Non male, vero? 

Pensaci un attimo: il 9% di tassazione sulle tue entrate finanziarie che derivano dal fondo pensione, invece della tua normale aliquota irpef.

In un paese dove il livello di tassazione è decisamente sopra la media, abbassare il carico fiscale in questo modo è un’ottima opportunità.

Procediamo.

5. Quale fondo pensione scegliere

Ora che hai una panoramica completa, arriva la domanda chiave: come faccio a scegliere il fondo pensione adatto a me?

Innanzitutto vorrei che ti fosse chiaro un concetto di base: scegliere un fondo pensione è come scegliere la propria strategia di investimento, per cui è importante impostare il proprio obiettivo e tenere conto di diverse variabili.

Vediamo le due principali: 

  1. Il profilo di rischio
  2. I costi e, dunque, l’efficienza del fondo.

Abbiamo già visto che la scelta della linea di investimento, di fatto, si interseca con quella sul profilo di rischio. 

Qui ovviamente dipende molto da quanti anni ti mancano per andare in pensione: se sei ancora molto lontano puoi permetterti un profilo più aggressivo, visto che parliamo di un investimento di lungo periodo; più ti avvicini all’età pensionabile, invece, più ti conviene tenere un profilo di rischio più basso perché sul breve periodo sarebbe difficile ammortizzare ingenti perdite.

L’altro aspetto a cui prestare attenzione sono i costi che in alcuni casi non sono esplicitati e possono essere anche molto alti, tali da rendere poco efficiente questo tipo di investimento.

Da questo punto di vista il problema più grande che sicuramente ti trovi ad affrontare è che se anche ti vengono presentati, molto probabilmente non hai idea se si tratta di un costo eccessivo o congruo.

Il motivo per cui ciò accade è che ti manca un punto di riferimento su cui basare la tua comparazione.

Per poterlo ottenere e verificare l’effettivo vantaggio di un fondo pensione rispetto ad un altro, ti consiglio di far riferimento all’ISC (Indicatore Sintetico di Costo) che è il parametro ufficiale per indicare il costo annuale medio dei fondi pensione in circolazione.

Qui hai la tabella di riferimento sul sito ufficiale della COVIP:  Elenco delle schede ‘I costi’ | COVIP.

Mentre qui puoi comparare i costi dei diversi fondi: COVIP | Interactive ISC.

Il mio consiglio è quindi di confrontare i costi del fondo pensione che stai valutando con la media di settore indicata dalla COVIP.

6. Quando si possono ritirare i fondi pensione

Prima abbiamo accennato al fatto che non puoi tornare in possesso del capitale versato al fondo pensione in qualsiasi momento, perciò vediamo cosa significa questo nella pratica.

Per tutte le tipologie di fondi pensione al momento di andare in pensione avrai a disposizione le due opzioni:

  • Ricevere in parte il capitale e in parte la rendita
  • Ricevere una rendita mensile

Tuttavia potrai anche accedere al capitale versato prima del tempo con un anticipo parziale o con un riscatto al 100%, ma solo a determinate condizioni.

I casi di anticipo parziale sono i seguenti:

  • Anticipo del 75% per ristrutturazione o acquisto della casa per se o per i propri figli. Questa possibilità può avvenire solo dopo i primi 8 anni.
  • Anticipo del 75% per spese mediche per se o per i famigliari, anche prima degli 8 anni.
  • Anticipo del 50% in caso di cassa integrazione o mobilità. Si può accedere anche in caso di disoccupazione, ma solo tra i 12 e i 48 mesi di non lavoro. Non prima e non dopo.
  • Anticipo del 30% senza giustificazioni particolari, ma non prima dell’8 anno di contribuzione

Puoi riscattare al 100% il capitale versato, invece, in questi casi e solo se mancano più di 5 anni all’età pensionabile:

  • Disoccupazione da più di 4 anni
  • Perdita della capacità lavorativa per invalidità permanente ad oltre 1/3.
  • Premorienza, in questo caso il riscatto verrà effettuato dagli eredi.

Il capitale non è totalmente inaccessibile, dunque, ma sicuramente non potrai avere liquidità con la stessa facilità con cui potresti averla disinvestendo da altri strumenti finanziari.

Questo, però, non deve spaventarti perché l’obiettivo del fondo pensione è proprio quello di garantirti una rendita quando, appunto, andrai in pensione, quindi potervi attingere in qualsiasi momento non sarebbe decisamente in linea con l’obiettivo dello strumento.

L’utilizzo dei fondi pensione deve essere legato ad un obiettivo specifico e ben definito nel tempo, motivo per cui i paletti all’accesso del capitale sono in realtà un incentivo a continuare a seminare risorse per un futuro post lavorativo sereno e tranquillo.

In realtà l’utilizzo dei fondi pensione non è l’unica strada per costruirsi una pensione integrativa.

Anzi, non basteranno mai a coprire il reale fabbisogno previdenziale di un lavoratore che vedrà gap previdenziali importanti e vicini al 50%.

Per questo motivo, la costruzione di un portafoglio di investimento con obiettivo dedicato alla pensione è una priorità assoluta che ogni lavoratore dovrebbe iniziare a costruire quanto prima, per affiancarlo alla contribuzione del proprio fondo pensione.

Un investitore intelligente sa che il concetto di diversificazione non si applica solamente agli strumenti finanziari da selezionare, ma anche alla strategia complessiva da applicare, ai fornitori da utilizzare e, in definitiva, alle opzioni a disposizione per ottenere un determinato risultato, come nel caso della pensione integrativa.

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