TFR: cos’è e come calcolarlo

Se molti lavoratori non hanno dubbi (più o meno!) su che cosa sia il TFR e quando riceveranno questo tipo di compensazione, non tutti sanno rispondere alle domande più spinose che riguardano questa particolare somma di denaro, cioè come viene calcolato il TFR maturato, come sapere in anticipo quanto si riceverà di liquidazione e, soprattutto, se sia meglio destinare il TFR in azienda o utilizzarlo a fini pensionistici. 

In questo articolo troverai la risposta a tutte queste domande e, alla fine della lettura, avrai un quadro molto più chiaro del TFR e dei calcoli che lo riguardano. 

Continua a leggere! 

Che cos’è il TFR

La sigla TFR indica il cosiddetto Trattamento di Fine Rapporto, anche conosciuto come “liquidazione”. Si tratta, in buona sostanza, del pagamento che riceviamo dal nostro datore di lavoro quando terminiamo il rapporto di lavoro. 

Attenzione: il TFR spetta al dipendente subordinato che si ritrova a cessare il rapporto lavorativo per qualsiasi motivo, dal licenziamento alle dimissioni al raggiungimento dell’età pensionistica. 

Sfatiamo quindi il falso mito che il TFR, o liquidazione, non debba essere corrisposto ai lavoratori che si licenziano, interrompendo quindi volontariamente il rapporto di lavoro. 

Inoltre, il TFR riguarda tanto i dipendenti pubblici, quanto quelli privati, senza differenze. Si tratta proprio di una certezza, per così dire, del mondo del lavoro subordinato, introdotta in Italia nel 1927, con quello che al tempo era definito “diritto del lavoratore ad un’indennità proporzionata agli anni di servizio svolti”

Fino a qui, però, è probabile che tu già conoscessi queste informazioni. Ciò che di solito crea più confusione è il calcolo del TFR maturato, come anche dell’effettiva liquidazione che spetta al lavoratore al termine del rapporto lavorativo. 

Ne parliamo nei prossimi paragrafi! 

Come si calcola il TFR maturato

Gli anni lavorativi portano con sé, prima di un’eventuale interruzione del rapporto di lavoro, la maturazione del TFR: si crea quello che viene anche chiamato TFR “accantonato”

Calcolare il TFR di ogni singolo anno lavorativo non è particolarmente difficile, ma ci sono alcuni passaggi che possono risultare più complessi di altri, soprattutto quando si inizia a parlare di “rivalutazione” e si desidera avere un quadro completo del TFR maturato. 

Se vuoi mettere subito in pratica queste formule e provare a calcolare il tuo TFR di quest’anno e il TFR maturato fino a oggi, ti suggerisco di prendere carta e penna o quantomeno una calcolatrice, perché stiamo per vedere un bel po’ di numeri! 

Ecco i dati che ti serve avere sottomano per calcolare il tuo TFR: 

  • la retribuzione annua lorda (RAL) ricevuta nell’ultimo anno; 
  • i benefit aziendali di quest’anno (es. l’auto aziendale, che ad ogni modo comporta una sorta di reddito). 

Eventuali rimborsi spese non sono da prendere in considerazione. 

Hai identificato il valore totale dato dallo stipendio lordo complessivo e dei benefit dell’ultimo anno? Bene, questa cifra è da dividere per 13,5

Perché 13,5? 

Perché è un valore di riferimento che sta a cavallo tra il 13 per chi ha la tredicesima e il 14 per chi ha sia la tredicesima, sia la quattordicesima. 

La cifra che hai ottenuto non è il tuo TFR di quest’anno, ma il TFR lordo. Infatti, dobbiamo calcolare i contributi dovuti all’INPS per sostenere il fondo di garanzia, che corrispondono allo 0,5% del totale. 

Sottraendo lo 0,5% del totale, che appunto andrà all’INPS, al TFR lordo prima calcolato, avrai il tuo TFR netto dell’anno. 

E l’accantonato? Beh, è proprio qui che il calcolo si complica e il discorso diventa un po’ intricato. 

Devi infatti sapere che il TFR di anno in anno si rivaluta e aumenta sempre di più, di una percentuale in funzione del tasso di inflazione rilevato dall’Istat. 

A fine anno quindi il TFR si rivaluta, ma non tutto, solo quello accumulato fino all’anno prima. 

Quindi, per calcolare il TFR maturato non sarà sufficiente fare una somma dei singoli TFR di ciascun anno, ma bisognerà tenere conto della rivalutazione dell’accantonato, grazie a questa formula: 

TFR accantonato x (1,5% + 0,75% dell’indice di Inflazione rilevato dall’Istat) 

L’ultima “spesa” che dobbiamo considerare è l’imposta sulla rivalutazione. Questo perché grazie alla rivalutazione dell’accantonamento riceviamo degli interessi, che però sono soggetti a una tassazione del 17%: non è poco, ma neanche tanto. 

Sei un po’ confuso/a? Non preoccuparti, ora ti farò un esempio concreto. 

Esempio di calcolo del TFR e del TFR maturato

Poniamo il caso di un lavoratore assunto il 1 gennaio 2020 e che ha lasciato il TFR in azienda (vedremo meglio più avanti che cosa significa e che cosa comporta questa scelta). 

Al 31 dicembre del 2020, il valore complessivo del suo stipendio lordo annuo e dei benefit ammontava a 25mila euro. Per sapere il TFR del 2020 dovremo quindi effettuare questi calcoli: 

  • 25.000 / 13,5 = 1.851,85€ (il TFR lordo) 
  • 0,5% di 25.000 = 125€ (il contributo INPS) 

1.851,85€ (TFR lordo) – 125€ (contributo) = 1.726,85€ di TFR NETTO 

Quindi, il TFR del 2020 ammontava a 1.726,85€. 

È chiaro che il 31 dicembre del 2020 non verrà effettuata nessuna rivalutazione, visto che il lavoratore in questione ha iniziato a lavorare presso l’azienda esattamente a gennaio di quell’anno. 

La rivalutazione verrà fatta il 31 dicembre dell’anno successivo, il 2021. 

Anno in cui il lavoratore ha percepito, tra stipendio annuo e benefit, ancora un valore complessivo di 25mila euro. 

Quindi, il TFR del 2021 non è cambiato: è sempre 1.726,85€. 

Tuttavia, l’accantonato del 2020 va rivalutato, tenendo conto dell’indice di inflazione Istat del 2021, che ipotizziamo sia pari allo 0,392%. 

Quindi: 

  • 1,5% + 0,75% x 0,392% = 1,794% (coefficiente di rivalutazione) 
  • 1.726,85€ x 1,794% = 30,98€ (la rivalutazione dell’accantonato) 
  • 30,98€ x 17% = 5,27€ (l’imposta sulla rivalutazione) 
  • 30,98€ – 5,27€ = 25,71€ (l’effettiva rivalutazione dell’accantonato, al netto delle imposte) 
  • 1.726,85€ + 25,71€ = 1.752,56€ (il TFR rivalutato del 2020) 

1.752,56€ (il TFR rivalutato del 2020) + 1.726,85€ (il TFR netto del 2021) = 3.479,41€ di TFR MATURATO tra il 2020 e il 2021. 

Prospetto liquidazione TFR

E per quanto riguarda la liquidazione? Come si fa a calcolare il prospetto di liquidazione del proprio TFR al netto delle imposte

Per rispondere a queste domande, dovremo scomodare il lavoratore del nostro esempio precedente e ipotizzare che dia le dimissioni a fine 2021, cioè dopo 2 anni di lavoro. 

Quanto prenderà di liquidazione, il nostro caro amico? Ecco di seguito la formula da utilizzare.

Il primo passaggio è calcolare la base imponibile per definire la tassazione. Per fare ciò dobbiamo prendere il TFR maturato, moltiplicarlo per 12 e dividerlo per il numero di anni lavorati. Nel nostro esempio i numero sono i seguenti: 

3.479,41€ (il TFR maturato) x 12/2 = 20.876,46€

Su questo valore dobbiamo calcolare la tassazione IRPEF, tenendo sempre in considerazione il fatto che questo lavoratore ha scelto di tenere il suo TFR in azienda.

La tassazione corrisponde al:  

  • 23% fino a 15mila euro;
  • 27% fino a 28mila euro.  

Quindi il risultato dell’applicazione di questa tassazione è di 5.636,64€, da dividere per i 20.876,46€, in modo da trovare l’aliquota di riferimento da usare per calcolare quanto viene tassato il TFR e poi applicarla al maturato. 

  • 5.636,64€ / 20.876,46€ = 26,9% (aliquota) 
  • 26,9% x 3.479,41€ (il TFR maturato) = 935,96€ (da togliere al TFR maturato) 

3.479,41€ – 935,96€ = 2.543,45€ di LIQUIDAZIONE. 

Ma non finisce qui: ora arriva il calcolo più difficile di tutti!

L’Agenzia delle Entrate provvederà a calcolare l’aliquota media degli ultimi 5 anni, per poi applicarla al TFR da liquidare. Sotto forma di addebito o accredito verrà quindi data al nostro lavoratore la cifra esatta.  

Detto ciò, vediamo ora di rispondere finalmente alla domanda delle domande.

Dove destinare il TFR (in azienda o in un fondo pensione)

La domanda da 1 milione di dollari (o euro, che dir si voglia)!

Possiamo scegliere di utilizzare il nostro TFR in due modi: 

  • lasciarlo in azienda e accumulare quindi il fondo direttamente in azienda;
  • destinare il TFR a un fondo pensione

La differenza? Come quasi sempre, è un discorso di potenziale rendimento, tassazione e opportunità in base alle proprie necessità. Possiamo dire che, tenendo in considerazione le tasse, lasciare il TFR in azienda è meno conveniente. 

Alla liquidazione dovremo infatti pagare una percentuale molto più alta, pari all’aliquota media degli ultimi 5 anni pagata sul TFR. 

Se invece lo usiamo a fini pensionistici e lo spostiamo su un fondo pensione, la tassazione applicata è al massimo al 15% e si può ridurre fino al 9% a seconda degli anni lavorativi trascorsi. 

Vero è, però, che il TFR a fini pensionistici possiamo sfruttarlo solo quando andremo effettivamente in pensione. Quello aziendale invece lo riceveremo direttamente alla liquidazione, in tempi tutto sommato rapidi, salvo casi eccezionali in cui l’azienda scelga di ritardare il pagamento. 

Inoltre, il TFR aziendale si rivaluta dell’1,5% + 0,75% dell’indice di Inflazione rilevato dall’Istat per quell’anno. 

Il fondo pensione ha un rendimento collegato all’andamento dei mercati finanziari e, in base al profilo scelto, può essere molto più remunerativo nel tempo…

…soprattutto se ho davanti tanti anni prima di andare in pensione. 

Ma parliamo un momento del caso in cui l’azienda a cui ho lasciato il mio TFR vada in fallimento.

Cosa succede al TFR se l’azienda fallisce? 

Niente paura: il TFR non scompare in caso di fallimento dell’azienda. A intervenire sarà il Fondo di Garanzia dell’INPS, che si occuperà di corrispondere ai lavoratori licenziati il TFR e le ultime tre mensilità arretrate.

Per richiederlo bisognerà tuttavia seguire questi passaggi, facendosi possibilmente assistere da un professionista: 

  • mandare al curatore fallimentare l’istanza di ammissione allo stato passivo; 
  • attendere che lo stato passivo venga confermato dal giudice; 
  • portare quindi all’INPS la copia autentica dello stato passivo, con
    • il certificazione della cancelleria di assenza di opposizioni;
    • il modello SR52; 
    • la copia autentica del decreto che ha deciso l’eventuale azione di opposizione o impugnazione;
    • la copia della domanda di ammissione allo stato passivo. 

Naturalmente questo è un processo lento e su cui è necessaria una certa dose di pazienza, dato che potrebbe volerci del tempo prima di ricevere la propria liquidazione.

Concludendo quindi questo argomento, la scelta tra la destinazione del TFR in azienda, o verso un fondo pensione dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere.
Se si punta ad ottenere un miglioramento della propria posizione pensionistica, l’utilizzo dei fondi pensione è la strada che porta maggiori risultati, come spiegato meglio nell’articolo su come costruire una pensione integrativa.

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    3/10/2022
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